Atropa bella-donna L.

  • sinonimo: Atropa belladonna L., Belladonna baccifera Lam., Belladonna trichotoma Scop.
  • Nome comune: Belladonna, Ciliegia della pazzia, Solatro furioso
  • Famiglia: Solanaceae
  • Tipo corologico: Mediterraneo-Montana
  • forma biologica: Emicriptofita scaposa

 

Pianta perenne, erbacea, con fusti eretti, con rami allargati. Foglie alterne alla base, nella parte superiore a 2 a 2, una di dimensioni maggiori dell’altra. Fiori solitari, penduli, con corolla campanulata violaceo-porpora. I frutti sono bacche sferiche, lucide a maturazione.

La belladonna è nota per l’estrema velenosità, dovuta all’elevata concentrazione di tossine presenti soprattutto nelle bacche, ma anche in tutte le altre parti della pianta. Tra i composti tossici, gli alcaloidi tropanici (josciamina, scopolamina ed atropina) ne determinano i principali effetti narcotici, ipnotici, antidolorifici, sedativi ed allucinogeni. La pianta e gli estratti vengono utilizzati per sedare dolori gastrointestinali, per alleviare dolori esterni, come anche in preparati oftalmici per le proprietà midriatiche.

La denominazione della pianta deriva da Atropos, una delle tre Moire della mitologia greca, incaricata di tagliare il filo della vita, mentre l’epiteto “bella-donna” deriva dall’antica usanza delle donne italiane di utilizzare la linfa della pianta per dilatare le proprie pupille, pratica che le avrebbe rese più affascinanti. Probabilmente veniva assunta miscelata al vino anche dalle baccanti di Dioniso nell’antica Grecia, ma il suo impiego più noto è come ingrediente di filtri e pozioni di stregoneria durante il Medioevo.

Effetti tossicologici: in eccesso provoca capogiro, secchezza delle fauci, tachicardia, allucinazioni e coma.

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