Passeggiando nell’Orto, il visitatore ha modo di ammirare, immerse nella natura, quattro opere che artisti diversi hanno donato negli anni all’Ateneo perché fossero qui conservate, nate per stare all’aperto e che sono oggi parte integrante del patrimonio del Sistema Museale di Ateneo.
Orto-I di Francesco Narduzzi è un’iscrizione incisa su pietra al bordo di uno specchio d’acqua dell’Orto Botanico. Attraverso una scrittura fatta di simboli-alfabeto, l’artista ci aiuta a decodificare la sua realtà interiore, sempre intimamente connessa con la Madre Terra.
Chirone di Patrick Alò è un grande centauro in ferro creato con un’operazione artistica che vede il recupero di materiale industriale dismesso in contrasto con il soggetto della scultura che rimanda invece all’antichità classica.
Formica 2070 di Stefano Di Maulo è una grande formica incisa su pietra. La formica, leitmotiv della sua produzione artistica, diviene il veicolo attraverso il quale comunicare l’inquietudine di un mondo frenetico ed egoista, in cui l’uomo, forse nel 2070, si troverà in una posizione di subordinazione rispetto alle silenziose, ma coese e laboriose formiche.
L’onda (1966), opere dell’artista marchigiano Attilio Pierelli, proveniente dal suo Museo di sculture iperspaziali a Bomarzo, è qui per espresso desiderio dell’artista (scomparso nel 2013) dal 2012. Nata per stare all’aperto, la scultura in acciaio inox finemente lucidato è costituita da fogli di lamine specchianti variamente piegate a formare superfici ondulate da cui si genera un campo di riflessi deformanti in continua mutazione, a seconda dei punti di vista e delle condizioni ambientali, che coinvolgono lo spettatore restituendolo ad uno spazio dell’immagine, irreale, estetico.
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